Il paesaggio naturale del golf
Le gibbosità e gli avvallamenti provocati dallo spostamento della sabbia e delle acque marine, e il manto erboso mantenuto rasato dai conigli e dalle pecore erano l’ambiente ideale per il gioco.
Ne sono testimonianza ancora oggi i campi mondiali della Gran Bretagna e dell’Irlanda.
Tutti i campi attualmente usati per lo svolgimento dei campionati Open di Gran Bretagna, da St. Andrews (quello posto più a nord) fino al Royal St. George, nel sudest dell’Inghilterra, derivano tutti da terreni tipo “links“.
Oltre a questi, esistono numerosi altri campi del genere nelle isole britanniche, dal Royal Dornoch, nell’estremo nordest della Scozia, fino ai bellissimi campi irlandesi, come quelli di Portmarnock, Royal Portrush e Ballybunion.
Campi di analoga formazione si trovano in Francia, Belgio e Olanda; uno, particolarmente bello, è quello di Falsterbo, nella Svezia meridionale.
I primi campi da golf non erano tuttavia come quelli odierni; non avevano, infatti, nè “putting green” nè “tees” ed erano poco o nulla curati.
Una manciata di sabbia
Il giocatore prendeva una manciata di sabbia umida dalla buca all’atto di estrarne la pallina e ne ricavava un mucchietto sul quale andava a porre la pallina.
Il “tee” era posto proprio accanto alla buca, la quale diventava sempre più profonda man mano che se ne cavava la sabbia.
Alla fine succedeva che la buca era così profonda che il giocatore non poteva più estrarne la pallina; si era così costretti a scavarne una nuova.
I terreni tra le dune si trasformarono col tempo in belle zone erbose, solcate da sentieri: questi sono gli odierni “fairway”; le piazzuole attorno alle buche, danneggiate dalla continua attività sportiva, si espansero fino a formare gli attuali “green”, oggi usati esclusivamente nella delicata fase del “putting”.
Ma ciò comportò la necessità di ricavare nuove aree da adibire a “tee”.
I conigli mantenevano rasato il manto erboso, dato che non c’erano macchine adatte allo scopo; solo di recente, quando l’uso intenso del campo da gioco è arrivato a danneggiare il manto erboso più rapidamente di quanto la natura non riesca a ripristinarlo, si è introdotto l’uso dei fertilizzanti artificiali e dell’irrigazione.
La tradizione delle ‘Silver Club’ (Bastoni d’Argento)
Nel corso del XVIII secolo, quando nacquero i club che si dedicavano esclusivamente alla sua pratica, il golf avvertì le prime esigenze di istituzionalizzazione del gioco; contemporaneamente si cominciò a definire le regole di base.
Il più antico club di cui esistono prove documentate è il Gentleman Golfers di Leith (divenuto in seguito, e ancora oggi chiamato, the Honourable Company of Edinburgh Golfers), istituito nel 1744 che ha oggi sede a Mourfield.

Il Royal Blackheath e il Royal Bugess affermano entrambi origini addirittura più remote, ma a tutt’oggi non esistono prove concrete a sostegno.
Secondo “The Golfer’s Handbook” il Blackheath “fu istituito secondo la tradizione nel 1608“, ma la documentazione storica più antica risale solo al 1766, quando la prima pallina fu appesa al loro bastone d’argento.
Era prassi comune, nel XVIII secolo, organizzare una gara fra i diversi club, il cui vincitore veniva proclamato capitano per l’anno successivo.
Una pallina d’argento veniva appesa alla mazza d’argento, con impressa la data e il nome del capitano.

La Society of St. Andrews Golfers (a cui re Guglielmo IV concesse nel 1834 il titolo di “Royal and Ancient”) guadagnò il bastone d’argento nel 1754.
Nel suo atto costitutivo si specifica che la società era disponibile a gareggiare con tutti i club di Gran Bretagna e Iralnda.
Quando però si cercarono club di antiche origini con i quali giocare, l’unica società qualificata risulto il Gentleman Golfers.
Sembra strano che la royal Burgess Golfing Society, a detta dei suoi membri costituita sin dal 1735, non fosse stata contattata o, quanto meno, non avesse contattato St. Andrews.
Nei primi club si mangiava, si beveva, si stava allegramente in compagnia, oltre che dedicarsi alla più sana attività del golf; non è pura coincidenza che il trofeo del campionato Open sia rappresentato da un’anfora.
Una volta formati i club, i membri potevano più agevolmente combinare le rispettive, personali esigenze in tutte e tre le attività citate sopra, man mano che il golf acquisì popolarità, fu inevitabile la sua diffusione oltre i confini della Scozia orientale.
Come i Romani portarono la paganica nelle regioni meridionali dell’Europa, così gli scozzesi inrodussero il golf praticamente in tutti i paesi del mondo.
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Parliamo di bunker, argomento spesso trattato in club house con amici e maestri, uno delle maggiori difficoltà nel gioco del golf da quelli di percorso a quelli profondi di fianco ai green ma vediamo come sono fatti.